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Lastminute.com, l’Ocst: ‘Preoccupati per il personale’ #adessonews

Richiesta di carcerazione per i vertici dell’azienda, sette milioni di franchi bloccati. Sono poco confortanti le notizie che giungono sul fronte dell’inchiesta che riguarda tre controllate della Lastminute.com Group (LM Group) di Chiasso, sospettate di truffa nell’ambito delle indennità Covid. I più preoccupati, naturalmente, sono i dipendenti stessi e chi li tutela. «Chiaramente adesso c’è preoccupazione per il personale», ci dice il segretario regionale del Mendrisiotto per l’Ocst, Giorgio Fonio. «Sì, alcuni dei dipendenti li abbiamo già sentiti. C‘è incertezza, c’è disorientamento, c’è preoccupazione per il futuro. Da parte di alcuni dipendenti c’è anche la paura di perdere il posto di lavoro».

Lo smart working aumenta l’incertezza

Una paura giustificata? «Non lo sappiamo – replica il sindacalista –. Si tratta di un’azienda molto importante, di respiro internazionale. I timori sono però giustificati: oltre all’inchiesta in corso, ricordiamo che sono stati due anni molto duri per il settore, nel quale il lavoro è calato parecchio. È da quando è iniziata la pandemia che il grosso del personale non è più in azienda, ma in smart working. E probabilmente, il fatto di lavorare a distanza in una situazione come questa, aumenta ulteriormente l’incertezza».

‘Abbiamo sollecitato un incontro’

Per queste ragioni, l’Organizzazione cristiano-sociale ticinese intende restare a fianco dei dipendenti. «Proprio così. Diversi dipendenti sono iscritti al sindacato e hanno una commissione interna del personale. Abbiamo sollecitato un incontro, che riteniamo abbastanza urgente, per fare il punto della situazione. Bisognerà capire chi saranno gli interlocutori, visto che l’inchiesta tocca i massimi vertici del gruppo. C’è chiaramente grande attesa per capire quale sarà l’esito dell’inchiesta. Ma la nostra priorità, per il bene dei dipendenti, è che sia garantita la solidità dell’azienda».

Arrigoni: ‘Siamo sorpresi’

Oltre al mondo sindacale, anche le istituzioni politiche stanno seguendo da vicino il caso. «Certamente, per Chiasso è un’azienda molto importante, prima della pandemia avevano circa 500 dipendenti, oggi forse meno… – conferma il sindaco Bruno Arrigoni –. Siamo rimasti francamente sorpresi, come tutti penso, da questa notizia. Prima, oltre allo stabile (in corso San Gottardo, ndr) occupato attualmente, erano in affitto anche su un paio di piani dello stabile di fronte. Poi si sono interessati al Centro Ovale, c’era già un interessante progetto. Insomma, è un’azienda che conosciamo da molti anni. Siamo preoccupati, visto il peso del gruppo, ma francamente eravamo ancor più preoccupati durante il periodo di pandemia, dato il loro settore d’attività. Durante questi due anni difficili abbiamo avuto un paio di colloqui. Al momento invece non gli abbiamo scritto, aspettiamo l’esito dell’inchiesta».

Quattro carcerazioni preventive

Come confermato stamattina dall’azienda stessa, per cinque dei sette fermati è stata chiesta la carcerazione preventiva. Fra loro, l’amministratore delegato e altri quattro dirigenti. Le ipotesi di reato sono sempre di frode, richiesta illegale di prestazioni di sicurezza sociale o di assistenza sociale e di violazione della legge svizzera sull’assicurazione contro la disoccupazione. Alla richiesta del procuratore pubblico Claudio Luraschi, il Giudice dei provvedimenti coercitivi (Gpc) ha confermato la carcerazione preventiva, che può essere per un massimo di tre mesi, a quattro degli imputati. Lo ha confermato in serata il Ministero pubblico, sottolineando che si tratta di persone fra i 57 e i 33 anni e che un quinto imputato è stato scarcerato secondo valutazione del magistrato stesso. Altri due imputati erano stati rilasciati già precedentemente invece. Significa che, pur restando imputati, per loro tre non è stato ravvisato nessuno dei tre seguenti rischi: collisione, recidiva, fuga. Oppure, il loro grado di responsabilità è stato giudicato tale, da non giustificarne un’incarcerazione. Di giornata, infine, anche la notizia sui sette milioni bloccati. Soldi che, in inchieste per reati finanziari come questa, vengono bloccati affinché si possa attingere da loro per una restituzione, qualora venissero effettivamente confermati dei reati. La massa complessiva di fondi Covid erogati fra marzo 2020 e febbraio 2022 è stata di 28,5 milioni di franchi, denaro al vaglio degli inquirenti per capire quale parte è frutto di eventuali illeciti. Nel mirino del Ministero pubblico, ricordiamo infine, sono finite tre controllate del gruppo attivo nel settore dei viaggi online: BravoNext, BravoMeta Ch e LMNext Ch.

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